UNO BIANCA, PERMESSO PREMIO AD ALBERTO SAVI: RABBIA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME

Desta ancora una volta la rabbia dei parenti delle vittime il permesso premio concesso ad Alberto Savi: tre giorni e mezzo di libertà per le festività pasquali. Al più giovane componente della banda della Uno Bianca è stato concesso un permesso premio di uscita dal carcere di Padova dove è rinchiuso, con la possibilità di pranzare fuori casa il giorno di Pasqua. La sua è la posizione meno pesante rispetto a quella degli altri due fratelli, per via di un percorso riabilitativo e di pentimento intrapreso da tempo dentro le mura carcerarie: sconta comunque l’ergastolo dopo la condanna avvenuta nel 1994. Non la pensano allo stesso modo i familiari dei 24 morti e oltre 100 feriti fatti tra fine anni ’80 e inizio anni ’90 dal suo gruppo di fuoco: Anna Maria Stefanini, madre di Otello, il carabinieri ucciso il 4 gennaio del 1991 insieme ad altri due colleghi al Pilastro di Bologna durante uno scontro a fuoco con la banda, parla di vergogna e indecenza. La donna non vuole sentir parlare di sconti o benefici per i killer. Non è la prima volta che Alberto Savi ottiene un beneficio: l’ultima volta furono 12 ore a febbraio del 2017. E come altre volte, i familiari delle vittime si interrogano sul silenzio che avvolge la loro condizione e chiedono che vengano cambiate le norme che regolano i permessi premio.

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