TASSA DI SOGGIORNO, FEDERALBERGHI: UN TESORO DA 429 MLN DI EURO

Paese che vai, tassa di soggiorno che trovi. Un tesoro che nel 2015 toccherà i 429 milioni di euro e che cresce ogni anno. A fare i conti è un rapporto, anticipato dall’ANSA, di Federalberghi che invita il Governo ad approntare una regolamentazione omogenea per tutto il Paese.

Ad esempio, infatti, il 33% dei comuni ha stabilito di non applicare l’imposta durante il periodo di bassa stagione (che però varia a seconda delle zone d’Italia). Inoltre, in più del 60% dei comuni l’imposta non si applica dopo un certo periodo di permanenza. Sono poi previste riduzioni ed esenzioni che però, come se non bastasse, sono diverse da comune a comune. I numeri: sono 712 i comuni che applicano l’imposta di soggiorno e 24 quella di sbarco.

Pur essendo appena il 9% dei municipi italiani, detengono oltre il 50% della capacità ricettiva nazionale e ospitano quasi il 70% dei pernottamenti. Si distribuiscono per lo più nel nord-ovest e nell’Italia settentrionale in generale; in coda il centro-sud. Scorrendo la classifica delle città con i maggiori introiti, l’incasso delle prime 4 (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 238 milioni, oltre il 55% del totale. La Capitale è quella con il maggior gettito.

Manca, lo dicevamo, una regolamentazione: la soluzione più adottata, vede l’imposta, legata al numero di pernottamenti, differenziarsi a seconda della tipologia di esercizio ricettivo e della relativa categoria. Ad esempio per una notte in hotel a 1 stella si paga dai 35 centesimi di Montecatini ai 3 euro a Roma. Dove finiscono i soldi? La legge stabilisce genericamente che gli introiti siano destinati a interventi in materia di turismo. Questo però avviene nei modi più vari: quasi sempre vi finisce sono una parte e la tassa di soggiorno, rileva Federalberghi, va a rimpinguare molto spesso i fondi destinati al trasporto pubblico locale.

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