STRAGE DI BOLOGNA, PROCESSO CAVALLINI: INIZIATA PERIZIA SU REPERTI

Capire la composizione dell’esplosivo, per poter forse risalire alla sua provenienza; e determinare l’eventuale presenza di un timer, un temporizzatore chimico o elettrico che nel secondo caso avrebbe dato modo all’attentatore di sapere esattamente quando sarebbe avvenuta l’esplosione. E’ iniziata ieri la nuova perizia chimico-esplosivistica sui reperti, o almeno ciò che ne rimane, della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980. L’ha disposta il presidente della Corte d’Assise, Michele Leoni, nel processo a Gilberto Cavallini, accusato di concorso nell’attentato, con incarico conferito un mese fa al perito Danilo Coppe. Alla perizia partecipano anche i professionisti nominati da difesa e parti civili. L’esperto ha stilato un programma con le prossime tappe e l’organizzazione da seguire: il primo punto è stabilire che tipo di esplosivi furono quelli utilizzati, attraverso la rilettura degli atti e eventualmente metodiche sperimentali. Bisognerà capire inoltre se sono ancora disponibili, e nel caso in che condizioni, i reperti rinvenuti all’epoca, come parti di borse, vestiti, materiali e altri oggetti, che dopo tutti questi anni potrebbero essere stati distrutti. Il perito ha poi chiesto all’associazione dei familiari delle vittime di segnalare eventuali oggetti conservati da chi si trovava vicino alla sala d’aspetto o al primo binario, perché potrebbero aver trattenuto residui d’esplosivo. Al momento, invece, sembra difficile ricavare informazioni utili dalle macerie della stazione depositate un mese dopo la strage in un cortile dell’ex caserma San Felice ai Prati di Caprara: i resti sono ancora lì, incredibilmente esposti alle intemperie e coperti da una fitta vegetazione.

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