SCISSIONE PD, NIENTE DIASPORA IN EMILIA-ROMAGNA

Nessuno scossone, ma qualche defezione ci sarà. Si consuma quasi in silenzio in Emilia-Romagna la scissione del Partito Democratico: se questa sera, come preannunciato, la minoranza composta da Bersani, Speranza e Rossi (forse con l’eccezione di Emiliano), non parteciperà alla Direzione del partito a Roma, ecco che per tanti sarà il tempo di prendere quella decisione: stare dentro o uscire dal Pd. Nella terra rossa maggior sponsor di Pierluigi Bersani, ma anche tanto renziana, saranno pochi i parlamentari che seguiranno le orme dell’ex segretario: in prima fila il conterraneo, anch’egli piacentino, Maurizio Migliavacca; pronta a uscire anche la docente universitaria modenese Maria Cecilia Guerra. Questi sono i sicuri, poi molti forse: tra di loro il giovane deputato cesenate Enzo Lattuca, bersaniano da sempre. Per trovare altri possibili scissionisti bisogna andare in consiglio regionale: viale Aldo Moro quasi tutta per rimanere dentro il Pd. Unica – forse – eccezione è Silvia Prodi, nipote del Professore, ex civatiana, ultimamente molto vicina al presidente della Toscana Enrico Rossi. Discorso a parte va fatto per la presidente dell’assemblea legislativa Simonetta Saliera: bersaniana di ferro, non si schierò sul referendum costituzionale e per ora è trincerata nel silenzio. Nome di peso è invece quello di Vasco Errani, anch’egli esponente della sinistra dem, ma impegnato nel delicato ruolo di commissario alla ricostruzione post sisma in Centro Italia e che quindi per ora non si è espresso. Guardando alle amministrazioni comunali, nella più grande federazione Pd italiana, Bologna, non si registrano defezioni nel gruppo consiliare. Dopo un appello a sostegno della minoranza, sta decidendo sul da farsi invece il sindaco di Ravenna Michele De Pascale, pare però non intenzionato a lasciare il Pd.

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