SANITA’, IN E-R OBIEZIONE DI COSCIENZA SOTTO LA MEDIA ITALIANA

L’autoproclamazione di Verona a città che tutela la vita, con tutte le polemiche connesse, ha riportato in auge la discussione sull’applicazione della legge 194, quella sulle interruzioni di gravidanza. E se a Bologna il tema è rimasto politico e il Pd, maggioranza a Palazzo d’Accursio, si è spaccato su un ordine del giorno in difesa della legge, una fotografia dello stato attuale lungo tutta la regione arriva da viale Aldo Moro. Secondo i dati del 2017, sono stati 7.130 gli aborti volontari, in diminuzione: il numero piu’ basso registrato in regione dall’inizio della rilevazione, nel 1980. Il dato, in calo del 7% rispetto al 2016, conferma dunque il trend che ha caratterizzato gli ultimi anni, in particolare dal 2004, quando erano state registrate 11.839 interruzioni: nell’arco di 13 anni, il calo e’ stato del 40%. Quanto alle modalita’, prevale – anche se in calo – l’intervento chirurgico; di contro aumenta il ricorso alla pillola RU486. Tra le donne che hanno usufruito del farmaco c’e’ una prevalenza di cittadine italiane, sebbene nel corso degli anni il dato indichi un accesso sempre maggiore a questo metodo anche da parte della popolazione straniera. Numeri, che astratti però portano la Regione ad una considerazione chiara: l’introduzione della metodica medica non ha causato un aumento nel numero dei casi di aborto, piuttosto ha portato a un’anticipazione dell’interruzione e a una riduzione dei tempi di attesa. Resta il nodo dell’obiezione di coscienza, qui da noi comunque meno diffusa rispetto al resto del paese. Nelle strutture sanitarie dell’Emilia-Romagna, l’incidenza riguarda la meta’ dei medici ostetrici-ginecologi e meno di un terzo dei medici anestesisti.

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