PARMA, ALLUVIONE 2014: AVVISO DI FINE INDAGINE PER SINDACO PIZZAROTTI

L’accusa è quella di disastro colposo, per i danni provocati dall’esondazione del torrente Baganza a seguito dell’impetuoso alluvione che colpì il territorio di Parma nelle giornate del 13 e del 14 ottobre del 2014. Nessuna vittima ma danni per oltre 100 milioni di euro. Dopo un anno e mezzo di indagini – la procura aprì un fascicolo a metà 2016 – il sindaco ducale Federico Pizzarotti ha ricevuto l’avviso di fine indagine e risulta indagato insieme ad altre 5 persone. L’atto dei magistrati è solitamente il preludio a un rinvio a giudizio. Con il primo cittadino risultano indagati anche l’allora comandante della Polizia Municipale Gaetano Noè, il direttore dell’agenzia di protezione civile dell’Emilia-Romagna Maurizio Mainetti, il segretario generale dell’autorità di bacino del fiume Po Francesco Puma, il responsabile della protezione civile della provincia di Parma Gabriele Alifraco e Claudio Pattini, funzionario del Comune di Parma. La Procura punta il dito contro l’assenza nel Comune di Parma di un piano di protezione civile aggiornato. Secondo gli inquirenti il sindaco avrebbe dovuto provvedere, visto che l’ultimo documento risaliva al 2007 e, in particolare, sarebbero mancate le specifiche azioni da intraprendere nella fasi di attenzione, prellarme e allarme. A dare per primo la notizia della chiusura delle indagini è stato lo stesso Federico Pizzarotti tramite Facebook.

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