GESTO FASCISTA A MARZABOTTO, CALCIATORE SOSPESO

La sensazione è palpabile: se non ci fosse stato il video circolato in rete e diventato in fretta di dominio pubblico, nessuno avrebbe fatto una piega. Né chi era presente allo stadio, ad assistere al match del campionato di calcio di prima categoria tra la squadra di Marzabotto (padroni di casa) e il Futa 65; né tantomeno la società che tessera il calciatore autore di un gesto tanto scellerato. Che però è stato casuale, lo definisce così proprio lui, Eugenio Maria Luppi, l’autore del gol del vantaggio dei toscani e di quella corsa sotto la tribuna col braccio teso e una maglietta inequivocabile sotto la divisa appena tolta. Un’esultanza che, unendo il pathos del calciatore al gesto d’altri tempi e alla t-shirt con l’aquila romana, proprio casuale non sembra. A chi l’ha contattato chiedendogli spiegazioni lui minaccia ricorso agli avvocati, perché in realtà stava salutando il padre, presente nella tribuna della città bolognese medaglia d’oro, teatro di uno degli eccidi più efferati della seconda guerra mondiale in Italia che, è bene ricordarlo, fece 775 morti (in maggioranza donne e bambini). E se la memoria è responsabilità civile, i gesti (pur’anche casuali) portano sempre un padre e relative conseguenze. La società Futa 65 ha deciso di multare e sospendere il calciatore, la vicenda era però ormai esplosa, tanto da richiedere l’intervento del presidente federale Carlo Tavecchio. E poi l’indignazione del mondo politico di casa nostra: si va dalle richieste di scuse fino alla proposta, avanzata dal governatore Bonaccini, di obbligare Eugenio Maria Luppi a visitare il sacrario.

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