FUSIONI, BOCCIATURA IN 4 REFERENDUM SU 7

Se doveva essere un segnale politico, in particolare alla classe dirigente che attualmente governa la Regione, ebbene così è stato. Il voto di ieri sui 7 progetti di fusione approvati da viale Aldo Moro ha dato un brusco stop a una strada da alcuni anni intrapresa dal parlamentino regionale: solo in tre casi il referendum ha visto prevalere i sì; e solo in questi quindi, fa subito sapere la Regione, le fusioni comunali andranno avanti. Questo perchè il referendum era consultivo ma l’indirizzo dato fin da subito è stato chiaro: il voto affermativo deve prevalere in tutte le realtà coinvolte, altrimenti non si va avanti. Esemplare, nella battuta d’arresto politica, è il voto espresso nel bolognese: atteso, se non altro per le dimensioni dei comuni coinvolti, ha visto però prevalere i no in tutti e 4 i municipi. A Castenaso-Granarolo il no ha vinto con il 75,2%, a Baricella-Malalbergo con il 65,8%. Un vero e proprio fallimento. Ma non è andata troppo bene nemmeno nell’unica tornata modenese: Lama Mocogno ha votato sì (59%) ma a Montecreto è passato il no (52%), quindi nulla di fatto. Nel parmense, sì alla fusione in un solo caso, tra Sorbolo e Mezzani: proprio ‘Sorbolo Mezzani’ sarà il nome del nuovo ente alla cui nascita si sono detti favorevoli l’82% degli abitanti di Sorbolo e il 76% di quelli di Mezzani; è stato invece bocciato l’altro progetto, quello tra Colorno e Torrile: a Colorno ha vinto il sì (50,99%), ma a Torrile il 75% ha detto no. Via libera infine a due comuni unici nel Ferrarese: approvata l’aggregazione tra Formignana e Tresigallo con Tresignana come nome scelto dalla popolazione; ok anche a Berra e a Ro, con Riva del Po come nome più votato.

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