EMILIA-ROMAGNA, ARPAE: IN CALO LA SUBSIDENZA

Si chiama subsidenza, è quando la terra su cui viviamo letteralmente si abbassa. Calo impercettibile all’uomo, ma inesorabile. Ebbene, la pianura dell’Emilia-Romagna ne soffre: un po’ per cause naturali un po’ per via della vita umana in superficie, cioè principalmente quella dell’estrazione dell’acqua nelle falde. Le rilevazioni sono quinquennali e vengono svolte dall’Arpae: la buona notizia è che l’ultimo dossier – relativo al periodo 2011/2016 – dice che la nostra regione è sprofondata un po’ meno rispetto ai 5 anni precedenti. La provincia di Bologna, caratterizzata in passato dal piu’ alto tasso di subsidenza, presenta ora un forte ridimensionamento del fenomeno, grazie alla riduzione del prelievo d’acqua nel bacino dei fiumi Reno e Setta: nella bassa bolognese però si continua a calare, 15 millimetri all’anno, mentre si rallenta in città (5 millimetri). A Piacenza e Parma c’e’ una sostanziale stabilita’, mentre a Reggio Emilia la subsidenza e’ nel complesso in calo, a parte l’area industriale a nord del capoluogo e quella ad est di Correggio (si oscilla tra i 10 e i 15 millimetri all’anno). A Modena il fenomeno e’ presente in particolare nelle aree artigianali ad ovest di Carpi, a sud di Soliera (dove i millimetri sono ben 25) e a nord di Bomporto, ma nel complesso e’ in calo. A Ferrara la subsidenza e’ soprattutto di tipo naturale, con un aumento nella zona di Mirabello. Andando in Romagna, a Ravenna continua la tendenza al miglioramento tranne nelle zone vicine ai fiumi Lamone e Montone; migliora poi la situazione nelle province di Forli’-Cesena (due millimetri l’anno) e a Rimini (7,5 millimetri l’anno). Allo stesso modo, anche sul litorale adriatico continua la tendenza a una diminuzione della subsidenza, con abbassamenti tra i due e i cinque millimetri.

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