CALCIOSCOMMESSE: PROCESSO BOLOGNESE, PRESCRIZIONE VICINA

Si riaffaccia agli onori delle cronache la vicenda calcioscommesse scoppiata nel 2010. Ieri il tribunale di Cremone ha assolto Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese, dall’accusa di aver messo un tranquillante (il Minias) nelle borracce d’acqua dei suoi compagni negli spogliatoi, prima del match Cremonese-Paganese del 14 novembre del 2010 (peraltro vinto dai grigiorossi), con l’obiettivo di truccare la partita e consegnare la vittoria agli ospiti. Non un episodio come tanti: furono le indagini sportive sull’andamento di quella gara a scatenare l’inchiesta che mise a soqquadro il mondo del calcio, con gli arresti eccellenti di Cristiano Doni, ex Atalanta, Stefano Mauri, Lazio e il bomber della Nazionale, Beppe Signori e vide indagato l’ex ct dell’Italia, Antonio Conte, assolto con rito abbreviato nel 2016. Paoloni è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Il pm aveva chiesto per lui, che aveva sempre negato le responsabilità, una condanna a un anno e tre mesi. A Bologna va avanti a singhiozzo invece per altri 32 imputati, tra cui Doni, Mauri e Signori, il processo con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Sul dibattimento pende la spada di Damocle della Cassazione: le udienze si tengono ma il Tribunale del capoluogo emiliano ha trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione, per due volte, per determinare la competenza territoriale. Per i giudici felsinei sarebbe del Tribunale di Cremona, il quale però si era dichiarato incompetente nel 2017. Per i partecipi dell’associazione, non per i promotori, la prescrizione delle accuse potrebbe scattare a giugno.

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