AMIANTO, PROCESSO CASARALTA: VIOLATI ELEMENTARI OBBLIGHI DI SICUREZZA

“Una sistematica e grave violazione in Casaralta dei più elementari obblighi in materia di igiene del lavoro”. Sono queste le motivazioni contenute nelle 213 pagine con le quali il giudice del tribunale di Bologna Manuela Melloni ha condannato a tre anni Anna Maria Regazzoni, e a due Carlo Filippo Zucchini e Carlo Regazzoni, tutti e tre ex consiglieri di amministrazione dell’azienda che fabbricava carrozze ferroviarie, nel processo che si è concluso a marzo, con le accuse di omicidio e lesioni colpose di lavoratori morti dopo essersi ammalati per l’esposizione all’amianto. I tre ex componenti del Cda, che per il giudice rivestivano la funzione di garanzia, sono stati riconosciuti responsabili per una ventina di casi, tra metà degli anni ’60 e metà anni ’80. Provvisionali da 150mila euro sono riconosciute per parte civile. I due Regazzoni sono rispettivamente sorella e nipote di Giorgio, anch’egli in passato amministratore delegato, morto prima di un esito processuale. In azienda, scrive il giudice, non c’era “alcun tipo di informazione” sui rischi connessi all’amianto fornita dal datore di lavoro. Le testimonianze sono state inoltre unanimi sull’assenza di dispositivi di protezione individuali ad eccezione di mascherine di carta monouso, fornite però solo dalla metà degli anni ’70 e di cui nessuno controllava l’utilizzo. Se si fosse intervenuto, è il ragionamento conclusivo del giudice, il rischio sarebbe diminuito. E le morti pure.

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