2 AGOSTO, PROCESSO A CAVALLINI: ECCO L’EVERSIONE DEI NAR

Esisteva un piano eversivo, di attacco diretto allo Stato e ai suoi organi, alimentato da rapine e da omicidi, come quello del giudice Mario Amato, il magistrato che indagava sull’eversione di destra e che venne ucciso a Roma il 23 giugno 1980: per quel delitto Gilberto Cavallini è stato condannato all’ergastolo. A parlare in Corte d’Assise a Bologna sono stati il dirigente della Digos Antonio Marotta e del maggiore dei carabinieri del Ros Goffredo Rossi, nell’ambito del processo a carico dell’ex Nar Cavallini, accusato di concorso nella Strage del 2 agosto 1980. Entra dunque nel vivo il procedimento con la ricostruzione del clima antecedente alla bomba nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, anni che hanno visto nascere il Nucleo Armato Rivoluzionario, composto – oltre che dall’imputato – da Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, gli esecutori materiali della strage. Il gruppo criminale, secondo i due testi, era in grado di fabbricarsi documenti falsi, reperire armi, aveva contatti con la criminalità comune ed era in grado di autofinanziarsi con le rapine. In aula sono stati ricostruiti tutti gli spostamenti di Fioravanti, Mambro e Ciavardini, tra Palermo, Roma e il Veneto fino alla notte tra il 31 luglio e l’1 agosto 1980, quando i tre arrivarono a Treviso, nella casa dove viveva Cavallini con la sua compagna, Flavia Sbrojavacca; e da lì si mossero per Bologna. Proprio lei testimonierà nella prossima udienza.

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